martedì, 27 ottobre 2009
Volevo editare il post di ieri per non farlo finire in culo al blog, ma dato che Splinder ha deciso di incepparsi, ne creerò uno nuovo. Pazienza.
Volevo smetterla di lamentarmi qui, di ripetere sempre le stesse cose... ma alla fine -quando tutto scoppia- mi rendo conto che il mettere nero su bianco mi aiuta a calmarmi. Anche il solo veder comparire le parole una dietro l' altra, mi dona un senso di tranquillità. Almeno in questo sono padrona delle mie azioni e ne sono io l' artefice. Sbagliato o giusto che sia.
Ciò che mi innervosisce è che si, i ritmi dell' università sono al limite dell' assurdo quest' anno, eppure... ogni volta che torno a casa felice perchè sono rientrata prima, ogni singola volta che metto piede all' interno di queste mura, torna a cogliermi la sensazione di oppressione, di rancore, di nervosismo. Allora torno a desiderare di potermi rinchiudere entro altri confini, con volti conosciuti e non, con parole su parole espresse con un sorriso sulle labbra, prive di quell' assurdo desiderio di ferire...
Posso realmente definire "Casa" un posto del genere? Posso davvero sentirmi protetta quando non faccio che distruggermi al suo interno?
Tornano quelle domande, tornano quei punti interrogativi del: dov' è la tua vita? Qual' è la maschera che indossi ora? Quella dei ventuno anni o quella dei cinquanta? Quanto resisterai ancora a voler portare avanti questa doppia vita?
Rientro e li trovo ad urlare, metto piede in cucina e mi si prospetta davanti un campo di battaglia. Stupida io che stamattina ho pensato di farle trovare i piatti e i letti fatti, così non doveva pensare anche a quello. Ma se si tratta di me, no. Io sono la figlia è giusto che anche quando torno alle otto di sera stanca e distrutta, debba trovarmi tutto da fare e magari anche da mettere su la cena.
E la scusa è sempre la stessa "Sono tornata poco fà, sono stanca". Ovvio, io no. Perchè io perdo tempo. Pretese su pretese, su pretese e ancora, ancora, ancora senza una fine.
Sono rientrata alle quattro e mezza, ora sono le sei. Volevo studiare e ho dovuto sistemare ciò che loro hanno messo in mezzo per pranzare. A breve dovrò andare da mia nonna per provvedere a lei.
Mi domando se c'è qualcuno che pensa a me, a questo punto.
Perchè devo sempre cavarmela con le mie sole forze e poi, da gran cogliona qual sono, sono sempre pronta a sacrificare me stessa per tutti gli altri.
Non finirà mai...
I miei nervi, la mia calma, la mia tranquillità se ne vanno a farsi fottere. Sono arrivata a quel punto tale che riesco a stare bene solo nello stress universitario.
Qui è peggio.
lunedì, 26 ottobre 2009
Non ho molta voglia di aggiornare, anche se avrei dovuto raccontare di Roma, del Romics, di kanai~, figliaH, la mia sistaH sclerotica, di Puuestia e via dicendo. Non l' ho fatto e non lo farò qui perchè il Romikku per me aveva solo un significato, e non era la fiera con i suoi stand, i suoi colori o il profumo che si respirava nell' aria... Il mio intento, il mio desiderio era poter rivedere o incontrare chi non vedevo da molto o chi ancora non avevo conosciuto. Era di poter stare con voi quanto più tempo avvessi avuto a disposizione per un bisogno... egoistico?
Non c' è una parola adatta a descrivere ciò che provavo, so solo che quando sono andata via domenica, quando poco a poco ho dovuto salutare tutti, uno per uno fino a kanai, una parte di me è andata in frantumi. E' come se vedendovi, stringendovi nuovamente a me, avessi spezzettato il mio cuore in tante piccole briciole e le avessi consegnate a voi privandomene. Il concetto di "mi è mancata l' aria" non esprime a dovere lo stato in cui vergevo, ma ci và vicino. E ho preferito racchiudere tutto altrove, su altre pagine, in altri modi...
Ora non so se fa più male il non avere qualcosa da aspettare o se, come ogni volta, dò sempre troppo, più di quanto dovrei. Se imparassi a dare alle cose, ai rapporti - a tutto - il giusto peso, non mi ritroverei a dover allontanare con forza determinati pensieri...
Comunque, il post non era nato per questo.
Il 21 Settembre di due anni fà ho compiuto un viaggio che mi ha cambiata nel profondo.
Cinque giorni dopo ho avuto la fortuna -sfortuna?- di inceppare nell' essere più rompipalle e snervante che avessi mai potuto conoscere. Due anni... due anni e sembra ieri.
Ventiquattro mesi in cui è cambiato tutto e niente, grazie... I giorni trascorsi, non sarebbero stati la stessa cosa senza di te. Non ci sarebbero stati i ricordi, le risate e i momenti piacevoli passati in quella giungla.
... anche se, spesso e volentieri, ti spaccherei in due quel cervello bacato che ti ritrovi! U__U
Detto ciò, ho fatto ciò che dovevo fare, ho scritto ciò che dovevo scrivere, sono stanca e me ne vado sul mio caro e dolce e invitante letto!
Gli orari di quest' anno sono...impossibili? E' dire poco. Cinque giorni alla settimana sparisco dal resto del mondo e mi riduco ad un vegetale che si trascina alla sera e che, per scrivere questo post, ci sta mettendo più del dovuto causa strano sdoppiamento di lettere e poca forza nelle dita. Sono un catorcio vivente. .____.
E ho da concludere ancora un tema di giapponminchiese! Faigo.
martedì, 13 ottobre 2009
Non urlare. Non urlare. Non urlare.
Voglio solo dormire.
...voglio solo andare via.
Fa male. Fa talmente male che toglie il fiato.
Voglio piangere,
gridare.
E invece, non posso fare nulla di tutto ciò. Trattieni ancora le lacrime stupida bambina e lasciale correre quando nessuno potrà vederti nè sentirti. Quando nessuno potrà farti compagnia se non i tuoi stupidi fottuti sensi di colpa, i rimorsi, i rimpianti e il cuore in frantumi.